Novità editoriali

Libri

Lifelong learning in università
copertina libro Lifelong Learning

Storie di studenti non tradizionali

Andrea Galimberti

Cosa significa apprendere lungo il corso dell'intera vita? Come l'imperativo «lifelong for all», da perseguire nell'interesse del progresso economico, ma anche in nome dell'equità, dell'inclusione e della coesione sociale, si lega alle missioni accademiche? Queste sono le domande alla base di una ricerca pedagogica volta a illuminare l'esperienza di studenti che provengono da retroterra socio-economici distanti dal mondo accademico e/o che entrano (o rientrano) in formazione in un'età superiore alla norma, seguendo percorsi non lineari. Sono coloro a cui le politiche educative internazionali intendono dare piena cittadinanza culturale all'interno dell'istruzione terziaria, ma che la letteratura di settore definisce come «studenti non tradizionali»: sotto-rappresentati e a maggior rischio di abbandono. Il volume si propone di esplorarne il punto di vista intrecciandolo ai principali dilemmi che oggi attraversano l'università e alle criticità emergenti nella «nuova cultura» del lifelong learning.

L'anno della Storia 1974 - 1975
copertina libro Angela Borghesi - L'anno della storia

Il dibattito politico e culturale sul romanzo di Elsa Morante

Angela Borghesi

Nel giugno del 1974 Einaudi pubblica La Storia di Elsa Morante. In copertina, la frase «Uno scandalo che dura da diecimila anni». La discussione sul romanzo, che subito divampa per protrarsi fino all’estate dell’anno successivo, è molto più di una semplice controversia letteraria. L’inatteso, vastissimo successo di pubblico è accompagnato da un’attenzione capillare da parte della stampa: oltre agli interventi sulle pagine delle testate maggiori, destinati a moltiplicarsi nel corso dei mesi, compaiono recensioni ovunque, dai quotidiani locali ai perio- dici femminili alle più svariate riviste di settore, e nuovo spazio viene concesso alla corrispondenza dei lettori, in una virtuale anticipazione dei moderni blog. Ben presto la disputa assume carattere di polemica ideologico-politica, mettendo a nudo presupposti e pregiudizi della mentalità di quegli anni. La cronaca della ricezione del romanzo mo- rantiano – qui ripercorsa con il corredo di un commento inedito at- tribuibile a Franco Fortini, di un’ampia appendice di documenti e di bibliografia – diventa così la cartina di tornasole di un’intera stagione politico-culturale, nella quale il dibattito su un libro che ha entusia- smato il pubblico e diviso gli addetti ai lavori è potuto diventare una pagina dell’autobiografia della nazione.

Il posto delle fragole
copertina libro Il Posto delle Fragole

Intimità e vecchiaie

Micaela Castiglioni

L’interesse per la vecchiaia più sovente indicata come età anziana o terza età, secondo un tabù concettuale e terminologico della contemporaneità occidentale, è riconducibile a saperi quali la geriatria, la neurologia, la psichiatria o la psicologia che di essa forniscono una lettura biomedica orientata a evidenziarne i fattori di criticità e di perdita, in chiave preventiva e non. In ambito pedagogico la vecchiaia rappresenta un oggetto di ricerca indagato tramite uno sguardo sfaccettato ma pur sempre debole rispetto alla vita interiore, emotiva e affettiva di chi sta vivendo l’ultima stagione della vita. Il testo Il posto delle fragole. Intimità e vecchiaie si propone di legittimare nuovamente il termine vecchiaia dentro un complessivo e articolato processo culturale e sociale – già in corso – di ripensamento delle diverse età della vita, indagando al contempo i molteplici e differenti profili delle vecchiaie di oggi. L’attenzione in modo più specifico è rivolta a un vissuto e ad un’esperienza del tutto inesplorati come quella dell’intimità e del sentire intimo, considerati nelle loro articolate forme e manifestazioni. Ciò, tramite il contributo di conversazioni con esperti e di riferimenti letterari e filmici.

Medicina narrativa
Copertina libro Medicina Narrativa

Onorare le storie dei pazienti

Edizione italiana e traduzione a cura di Micaela Castiglioni

Come integrare le storie dei pazienti nella pratica clinica? Come arricchire le evidenze e l’oggettività della scienza medica con il vissuto e le emozioni individuali? 
In un saggio che è ormai un classico, Rita Charon risponde a queste domande mettendo la narrazione al servizio della medicina, per farci scoprire il potere del racconto nelle relazioni terapeutiche. Attraverso la lettura e la scrittura, infatti, si possono sviluppare quelle capacità di ascolto e di attenzione necessarie non solo per arrivare a diagnosi più adeguate e a terapie più condivise, ma anche per prendersi cura davvero di chi soffre, in contrasto con un sistema sanitario che sembra anteporre le preoccupazioni aziendali e burocratiche ai bisogni delle persone.
Con esempi tratti dalla pratica clinica e dalla letteratura, con un impianto teorico solido e multidisciplinare, Rita Charon ci mostra in che modo si possa sviluppare un contatto empatico con il paziente, per una medicina più umana, etica ed efficace. Più narrativa.

Il debito simbolico
copertina libro Il Debito Simbolico

Una storia sociale della disabilità in Italia tra Otto e Novecento

Matteo Schianchi

Proprio perché riguarda il corpo, la disabilità ci pone da sempre quesiti  decisivi. Lo statuto di inferiorità assegnato agli individui con tali caratteristiche è la risposta. Le biografie di un eroe del Risorgimento, di un letterato e di ignoti individui, il potere sociale e culturale della religione, i silenzi sugli infortuni nel sistema di fabbrica e le insufficienti forme di riparazione, la costruzione della figura dell’infermo da parte di un quotidiano e della letteratura italiana sono il banco di «trasformazione della storia in natura» (Bourdieu). Il debito simbolico è il modo stesso con cui, tutti, pensiamo e consideriamo gli individui dal corpo menomato, è il fardello con cui deve fare i conti il loro percorso sociale. Esaminare la lunga eredità che la storia ci ha lasciato è il primo passo per costruire modalità capaci di arginare processi di inferiorizzazione, ritenuti “naturali”. In alternativa, non si può che assistere, e contribuire, al perpetuarsi di rapporti che, per quanto misconosciuti, restano di forza e di dominio.

Gli anni stretti
copertina libro Gli Anni Stretti

L’adolescenza tra presente e futuro

Pierangelo Barone

Che ne è oggi dell’adolescenza? Dell’adolescenza che abbiamo conosciuto? Dell’adolescenza “età dei dilemmi”, “della crisi”, del “noi siamo infinito”? Il volume sostiene la tesi provocatoria che l’adolescenza, nelle caratteristiche e nelle forme con cui ancora la immaginiamo e la pensiamo, non esiste più. Questo libro, grazie a uno sguardo pedagogico che pone al centro i dispositivi esperienziali reali in cui sono immersi gli adolescenti, contribuisce a chiarire il compito educativo che si trovano a dover affrontare oggi genitori, insegnanti ed educatori professionali.

Le più piccole cose
copertina libro Le Più Piccole Cose Monica Guerra

L'esplorazione come esperienza educativa

Monica Guerra

Esplorare è uno dei modi possibili per esercitare un'educazione che intende rinnovarsi, impegnandosi a tenere in dialogo individui, oggetti e contesti, mettendo al centro le domande anziché le risposte, non temendo l'approfondimento ma anzi riconoscendolo come una delle possibilità per contrastare sia l'accumulo nozionistico che la semplificazione contenutistica, e privilegiando allo stesso tempo una forma rispettosa del procedere di ciascuno attraverso la condivisione della ricerca, su ogni cosa, anche la più piccola.

Il testo, muovendo dal concetto di esperienza deweynamente inteso, indaga il tema dell'esplorazione fino a declinarlo come una esperienza educativa, che qui ha le sue radici all'incrocio tra una pedagogia in fermento, strutturalmente e permanentemente, e un'arte vitale e affacciata sul mondo, come è quella, assunta a riferimento, dei lavori di Keri Smith.

L'educazione sociale
copertina libro l'educazione sociale

Sergio Tramma

L’educazione non è più, se mai lo è stata, riconducibile esclusivamente ai luoghi e ai tempi tradizionalmente associati alla famiglia e alla scuola. Accanto e in interazione con essi c’è un’educazione informale e diffusa che agisce con modalità anche molto diverse tra loro: i mass media, i gruppi dei pari, le associazioni, le Chiese, i minuti comportamenti quotidiani. Un’educazione sociale che non può inoltre prescindere dai contesti fisici, culturali e sociali in cui si svolge e di cui si fa esperienza. Fare l’educatore oggi vuol dire tener conto di questa complessità. Questo libro affronta tali tematiche e vuole essere uno strumento utile che si rivolge sia ai corsi di laurea in Scienze dell’educazione sia ai professionisti del settore.

Vulnerabilità in età adulta
libro Vulnerabilità in età adulta copertina

Uno sguardo pedagogico

Sergio Tramma, Matteo Cornacchia

A fronte di una consistente produzione pedagogica che, nel tempo, si è occupata delle “potenzialità” dell’apprendimento in età adulta, ci pare di constatare come l’attuale condizione adulta sia anche caratterizzata da forme conclamate di disagio o da una diffusa fatica esistenziale nel sostenere i ruoli e le responsabilità che questa fase della vita comporta. Il nostro sguardo intende pertanto rivolgersi a questa “zona grigia” che, trovandosi all’incrocio di più ambiti disciplinari, rischia di sfuggire alla dimensione teorica e, di conseguenza, alla possibilità di avere gli opportuni orientamenti per interventi socio-educativi mirati. A tale scopo il volume accoglie contributi dedicati a varie forme di vulnerabilità, a volte inscritte nella stessa condizione adulta, altre volte determinate o amplificate dall’imprevedibilità delle traiettorie di vita.

Il lavoro educativo in salute mentale
Copertina del volume Il lavoro educativo in salute mentale

Una sfida pedagogica

Cristina Palmieri, Maria Benedetta Gambacorti-Passerini

Cosa significa per i professionisti dell’educazione operare nell’ambito della salute mentale? Quali gli aspetti cruciali a cui prestare attenzione per progettare finalità educative di un intervento in salute mentale?
L’analisi si articola attorno a questi interrogativi, accompagnando il lettore in una riflessione che lo avvicini a tematizzare peculiarità, criticità e punti di attenzione per pensare il lavoro educativo in salute mentale. L’intento del volume è comprendere la connessione possibile tra pedagogia e psichiatria, evidenziando possibilità e direzioni di senso del lavoro educativo di primo e secondo livello nell’area della salute mentale. Le narrazioni di professionisti educativi operanti in tale ambito consentono al lettore di intravedere da subito una declinazione pratica rispetto a quanto viene tematizzato a livello teorico.
Il testo si rivolge ai professionisti dell’educazione, in particolare agli educatori socio-pedagogici, in formazione o già attivi nell’ambito della salute mentale, ma può rivelarsi un utile strumento anche per professionisti di differente formazione che desiderino mettere maggiormentea fuoco il lavoro educativo, che spesso appare inafferrabile e invisibile, nell’area della salute mentale.

Lucifero e altri racconti
copertina libro Lucifero e altri racconti

Traduzione di Andrea Maurizi

Quelli che qui presentiamo, in una nutrita selezione e in buona parte inediti, sono i kirishitan mono o nanban mono, i «racconti cristiani» o «racconti dei barbari del sud», che Akutagawa scrisse tra il 1916 e il 1927 prendendo spunto dalle modalità con cui il cristianesimo fu recepito e interpretato dai giapponesi nel cosiddetto «secolo cristiano» (1549-1639), un periodo compreso fra l’arrivo dei primi missionari gesuiti e la loro persecuzione e definitiva espulsione dal paese. In essi Akutagawa non si limita a presentare uno spaccato delle vicissitudini della nuova religione: l’ambientazione storica gli consente infatti di costruire delle narrazioni in cui il passato gli fornisce gli strumenti per meglio comprendere sé stesso e il processo di modernizzazione in corso. 

L’interesse di Akutagawa per il cristianesimo rispondeva al richiamo – diffuso in Giappone ben oltre gli ambienti intellettuali – di una religione che al tempo stesso affascinava e suscitava diffidenza, e stimolava un’acuta nostalgia per il passato insieme a quell’incontenibile desiderio di ibridazione culturale che avrebbe mutato nel profondo l’identità del paese tra il XIX e il XX secolo.

Quando la mattina del 24 luglio 1927 Akutagawa pose fine alla sua vita, appoggiata sul petto aveva una traduzione integrale in giapponese della Bibbia. Per anni aveva continuato a documentarsi e a ragionare sui più vari aspetti della dottrina cattolica, da lui intesa sia come uno strumento indispensabile per la propria maturazione sia come un’inesauribile fonte di ispirazione per le proprie opere. E fu una passione profonda e ineludibile ad accendere il suo cuore per gli insegnamenti di Cristo. 

Che cos'è un dispositivo pedagogico
Copertina del volume Che cos'è un dispositivo pedagogico

Traduzione di Andrea Maurizi

Quelli che qui presentiamo, in una nutrita selezione e in buona parte inediti, sono i kirishitan mono o nanban mono, i «racconti cristiani» o «racconti dei barbari del sud», che Akutagawa scrisse tra il 1916 e il 1927 prendendo spunto dalle modalità con cui il cristianesimo fu recepito e interpretato dai giapponesi nel cosiddetto «secolo cristiano» (1549-1639), un periodo compreso fra l’arrivo dei primi missionari gesuiti e la loro persecuzione e definitiva espulsione dal paese. In essi Akutagawa non si limita a presentare uno spaccato delle vicissitudini della nuova religione: l’ambientazione storica gli consente infatti di costruire delle narrazioni in cui il passato gli fornisce gli strumenti per meglio comprendere sé stesso e il processo di modernizzazione in corso. 

L’interesse di Akutagawa per il cristianesimo rispondeva al richiamo – diffuso in Giappone ben oltre gli ambienti intellettuali – di una religione che al tempo stesso affascinava e suscitava diffidenza, e stimolava un’acuta nostalgia per il passato insieme a quell’incontenibile desiderio di ibridazione culturale che avrebbe mutato nel profondo l’identità del paese tra il XIX e il XX secolo.

Quando la mattina del 24 luglio 1927 Akutagawa pose fine alla sua vita, appoggiata sul petto aveva una traduzione integrale in giapponese della Bibbia. Per anni aveva continuato a documentarsi e a ragionare sui più vari aspetti della dottrina cattolica, da lui intesa sia come uno strumento indispensabile per la propria maturazione sia come un’inesauribile fonte di ispirazione per le proprie opere. E fu una passione profonda e ineludibile ad accendere il suo cuore per gli insegnamenti di Cristo. 

Non solo a parole
copertina libro Non solo a parole

Corpo e narrazione nell’educazione e nella cura

Ivano Gamelli, Chiara Mirabelli

Il libro incrocia saperi, pratiche, campi di ricerca differenti e risonanti: la pedagogia del corpo, il metodo autobiografico e le pratiche filosofiche convergono qui per ispirare nuove riflessioni a coloro che si interessano di cura e di educazione. 
In molti contesti ci si interroga da decenni sul rapporto che intreccia la dimensione del corpo, dell’azione, dell’emozione con quella della mente, del pensiero teorico, della concettualizzazione.

Questo fermento è indiscutibile quanto il fatto che il cambiamento prospettato fatica a trovare una reale applicazione all’interno delle procedure educative e di cura. 
Non solo a parole, che comprende riflessioni, esperienze e suggerimenti di pratiche, è un invito a fare e a pensare un’educazione e una cura in cui “corpo e mente” si alimentino reciprocamente, in direzione di un approccio alla relazione di cui tutti abbiamo bisogno.

Come pensiamo
Copertina libro Come Pensiamo

Edizione italiana a cura di Chiara Bove

Come educare i giovani a quell’habitus mentale che consente l’agire deliberato e non abitudinario? Come stimolare la creatività, l’immaginazione e la passione per la conoscenza?
In questo testo classico John Dewey, il grande filosofo americano, descrive in modo puntuale il funzionamento di un certo modo di pensare – il “pensare riflessivo” –  da lui ritenuto quella forma di pensiero “intelligente” che consente di liberarsi dall’abitudine e dall’agire inconsapevole, sviluppando la curiosità, l’immaginazione, l’indagine. 

Una lettura importante per chi crede nella formazione mentale come finalità primaria dell’educazione e pensa alla scuola come “laboratorio” del pensiero e palestra per stimolare l’osservazione, l’amore per la ricerca e l’indagine che sono propri dell’atteggiamento scientifico. Un pensiero che coltivi il dubbio e riduca il rischio di accettare inconsapevolmente idee stereotipate e dogmatiche.

Articoli

Una scuola diversa è possibile (ed è già realtà)
Micromega

Monica Guerra, Francesca Antonacci

Non c’è persona a vario titolo coinvolta nella scuola – docenti, dirigenti, studenti, famiglie, pedagogisti – che non concordi sulla necessità che la scuola vada cambiata. Per farlo però occorre avere un’idea guida forte, fondata su precisi valori e indirizzata a chiare finalità. Cambiare la scuola per farne uscire pezzi di un ingranaggio sociale che si adattino alle circostanze non è lo stesso che cambiarla al fine di preparare cittadini autonomi e consapevoli. In alcune scuole si sta sperimentando questa seconda strada. E con successo.

Interrogating transitions between learning contexts. A comparison among different theoretical approaches
Ricerche di Pedagogia e Didattica

Alessandro Ferrante, Andrea Galimberti

Il contributo intende porre criticamente a livello teorico e metodologico il problema della “traduzione” degli apprendimenti conseguiti in un percorso di formazione di “secondo livello” in un contesto di “primo livello”. Tale problema sarà esplorato facendo riferimento agli approcci riflessivi, a quelli sociomateriali e a quelli sistemici, mostrando come differenti impostazioni epistemologiche conducano a esiti alquanto eterogenei nella definizione e nel trattamento dell’intera questione.

Saggi e contributi in volumi

“Italy – ECEC Workforce Profile.” In Early Childhood Workforce Profiles in 30 Countries with Key Contextual Data
Italy ECEC Report

Chiara Bove, Silvia Cescato

Edited by P. Oberhuemer and I. Schreyer. Munich, 2018.