27 novembre 2019

Tu che mi guardi. Tu che mi riguardi

occhio

Pare che sia la cecità iniziale ad aver determinato l’esistenza degli occhi, il fatto che si sia dovuto dischiudere un organo destinato alla vista, tanto consustanziale alla vita come la vita lo è alla luce. E gli occhi non sono abbastanza numerosi, e nello stesso tempo mancano di unità. E per molti che fossero non darebbero lo stesso all’essere vivente la vista di se stesso, nemmeno come corpo. Colui che guarda è prima di tutto un cieco che non può vedere se stesso. E così mentre guarda cerca sempre di vedersi, e insieme si sente visto”.

Così scrive Maria Zambrano, filosofa che da sempre guida e sostiene i percorsi dell’insegnamento di filosofia dell’educazione della prof.ssa Mancino, all’interno del corso di laurea in Scienze dell’educazione.

Il pensare e l’agire nella pratica educativa devono necessariamente confrontarsi con lo sguardo, poiché osservare è il primo grande atto educativo. Lo sguardo presuppone un’apertura intenzionale degli occhi per vedere. Guardare ci permette di trovarci in presenza dell’altro e di rendere presente l’altro. Il percorso di filosofia dell’educazione permette agli studenti di vivere, attraverso la loro stessa formazione ed imparando la pratica antica della riflessione filosofica, un’esperienza affascinante che comporta l’ interrogarsi, il pensare e al contempo il meravigliarsi, lustrandosi “gli occhi per illustrare il senso” (come si legge in uno dei testi in bibliografia: A perdita d’occhio. Riposare lo sguardo per una pedagogia del senso sospeso, Mursia).

All’interno di questo percorso e quasi a sua conclusione, l’insegnamento di filosofia dell’educazione ospiterà una lezione particolare: un dialogo tra una figlia, Gemma Pedrini, ipovedente dalla nascita, medaglia di bronzo di sci alla Coppa del Mondo di Sestriere, violoncellista, concertista esibitasi in concerti con Ennio Morricone, Franco Battiato, Antonella Ruggero, co-protagonista del film di Silvio Soldini “Per altri occhi” e la madre, Mara Perego, ex insegnante, appassionata di pedagogia e instancabile studiosa, che ha deciso di tornare a studiare insieme alla figlia. A settembre di quest’anno madre e figlia si sono laureate insieme, stessa ora di convocazione davanti ai professori, stessa facoltà, indirizzi diversi.

Il 27 novembre si racconteranno, confrontandosi sulle cecità reali ed apparenti, sul guardare e sul non vedere, sul coraggio di sporgersi oltre le pre-visioni e di costruirsi un progetto esistenziale a partire dalla forza dei desideri e dal coraggio dei legami. Appuntamento in edificio U7-aula 3 alle h 10.30.