Il mio progetto di ricerca nasce da un’esperienza professionale precedente al dottorato, maturata come docente di Lingua e Cultura cinese nella scuola secondaria di secondo grado. In questo contesto ho incontrato numerose studentesse e numerosi studenti di origine cinese che avevano vissuto un’infanzia transnazionale e che, nel corso del loro percorso scolastico, si trovavano ad affrontare molte difficoltà, spesso culminate nell’abbandono precoce degli studi.
Vivere un’infanzia transnazionale significa crescere attraversando più Paesi, più sistemi educativi e più contesti familiari, spesso in modo discontinuo. Per molti bambini e bambine con background migratorio, l’infanzia non si svolge in un unico luogo, ma si costruisce tra partenze, separazioni e ricongiungimenti, che incidono profondamente sulle dimensioni affettive, linguistiche ed educative della crescita. Nel caso delle famiglie cinesi, è frequente che i figli trascorrano i primi anni di vita in Cina, accuditi dai nonni o da altri caregiver, mentre i genitori migrano all’estero per motivi lavorativi; solo in un secondo momento avviene il ricongiungimento familiare, spesso in età scolare o adolescenziale, in una fase particolarmente delicata del percorso di sviluppo.
Queste esperienze comportano cambiamenti profondi: l’ingresso in nuovi ambienti linguistici, la rinegoziazione delle relazioni affettive e il confronto con modelli educativi e scolastici differenti. Il passaggio da un contesto all’altro non è mai neutro, ma incide sui percorsi di apprendimento, sul senso di appartenenza e sui processi di costruzione identitaria.
L’infanzia transnazionale non può essere letta esclusivamente in termini di mancanza o deficit, come spesso accade negli studi sul tema, al contrario, si configura come un’esperienza complessa e ambivalente, capace di generare vulnerabilità ma anche risorse e competenze, come il bilinguismo, la flessibilità culturale, la capacità di adattamento e la resilienza.
Tuttavia, quando queste traiettorie entrano in contatto con la scuola italiana, la complessità delle storie personali rischia spesso di rimanere sullo sfondo. Le difficoltà linguistiche, i tempi del ricongiungimento e le esperienze educative pregresse non sempre vengono riconosciuti o compresi, con conseguenze rilevanti sui percorsi scolastici. L’osservazione di queste traiettorie ha fatto emergere una prima domanda di ricerca: quanto i docenti conoscono realmente la storia migratoria, familiare ed educativa dei loro studenti? E, soprattutto, questi studenti hanno mai avuto lo spazio e le condizioni per raccontare la propria esperienza all’interno dei contesti scolastici?
Nella mia pratica quotidiana emergeva con chiarezza come molti giovani di origine cinese, a fronte di barriere linguistiche significative – che riguardano sia loro sia le loro famiglie – percepissero il proseguimento degli studi come un percorso eccessivamente faticoso o poco accessibile, trovando spesso più immediato l’ingresso nel mondo del lavoro. In questo senso, l’abbandono scolastico non può essere letto come una scelta individuale, ma come l’esito di un sistema che fatica a riconoscere e sostenere la complessità dei vissuti transnazionali.
Il progetto di ricerca si propone quindi di dare voce a ragazzi e giovani adulti, mettendo al centro le loro narrazioni biografiche e le esperienze vissute tra la Cina e l’Italia. Attraverso un approccio qualitativo, etnografico e biografico, lo studio intende comprendere come l’esperienza di infanzia transnazionale incida sui percorsi scolastici, sulle relazioni educative e sulle scelte di vita, e come le scuole possano essere maggiormente attrezzate per accogliere e sostenere questi studenti, non solo in termini di supporto linguistico ma anche di riconoscimento delle loro storie.
Accanto al lavoro sul campo e alle interviste qualitative, il progetto include una fase di esplorazione digitale condotta sulla piattaforma Red Note 小红书, uno spazio online in cui molti giovani di origine cinese si sentono liberi di esprimersi, condividere vissuti personali, difficoltà scolastiche e familiari, ma anche scambiarsi consigli e forme di aiuto reciproco. L’analisi di questi contenuti consente di intercettare narrazioni che difficilmente emergono nei contesti istituzionali.
La conoscenza della lingua cinese rappresenta una condizione imprescindibile per lo svolgimento dell’intero progetto, poiché consente l’accesso diretto alle narrazioni online, la conduzione delle interviste nella lingua scelta dai partecipanti e la costruzione di uno spazio di ascolto più equilibrato. In conclusione, questo studio intende contribuire a rendere visibili esperienze spesso marginalizzate e a interrogare il ruolo della scuola come spazio di riconoscimento e di ascolto, capace di accogliere la complessità delle traiettorie di vita nei contesti migratori contemporanei.